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Ufficio per il Processo, i funzionari UPP chiedono il pieno riconoscimento del loro ruolo

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“Non disperdere competenze strategiche per la giustizia”

Il Comitato Nazionale dei Funzionari UPP interviene nel dibattito apertosi dopo l’entrata in vigore del decreto-legge n. 100 del 12 giugno 2026, attualmente all’esame del Parlamento per la conversione, prendendo le distanze dalle recenti prese di posizione delle organizzazioni sindacali firmatarie del Contratto Collettivo Integrativo e chiedendo che venga preservato il modello dell’Ufficio per il Processo quale elemento strutturale della giustizia italiana.

Secondo il Comitato, le iniziative sindacali adottate nelle ultime settimane non sarebbero state precedute da un reale confronto con i diretti interessati, ossia i funzionari ex addetti all’Ufficio per il Processo, molti dei quali risultano iscritti alle stesse organizzazioni promotrici dello stato di agitazione. Una scelta che, secondo i rappresentanti dei funzionari, rischia di non rispecchiare le reali esigenze della categoria.

«Chi dichiara di rappresentare i lavoratori dovrebbe prima ascoltarli», sottolinea il Comitato, evidenziando come il rispetto dei professionisti passi attraverso un confronto aperto e partecipato e non soltanto attraverso dichiarazioni di principio.

La priorità: completare la stabilizzazione di 1.500 lavoratori

Tra gli aspetti ritenuti più urgenti emerge il mancato completamento delle procedure di stabilizzazione di circa 1.500 lavoratori a tempo determinato, tra ex addetti UPP e tecnici dell’amministrazione giudiziaria.

Professionisti che, secondo il Comitato, hanno contribuito in modo determinante al raggiungimento degli obiettivi di efficientamento della giustizia previsti anche nell’ambito del PNRR e che attendono ancora una risposta definitiva sul proprio futuro lavorativo.

Per il Comitato, proprio questo dovrebbe rappresentare il tema prioritario del confronto, anziché alimentare un dibattito che rischia di mettere in discussione il modello organizzativo dell’Ufficio per il Processo.

Un modello ormai strutturale della giustizia

L’Ufficio per il Processo non rappresenta più uno strumento temporaneo legato esclusivamente all’attuazione del PNRR. Introdotto dal decreto-legge n. 179 del 2012 e successivamente istituzionalizzato dal decreto-legge n. 151 del 2022, è oggi disciplinato dagli articoli 58-bis del codice di procedura civile e 126 del codice di procedura penale come struttura permanente presente nei Tribunali, nelle Corti d’Appello e nella Corte di Cassazione.

La sua funzione è quella di fornire un supporto altamente qualificato all’attività dei magistrati attraverso lo studio dei fascicoli, le ricerche normative e giurisprudenziali, la predisposizione delle bozze dei provvedimenti, le verifiche preliminari e il raccordo operativo con le cancellerie.

Si tratta di competenze specialistiche che, secondo il Comitato, non possono essere disperse o ricondotte a una mera funzione di copertura delle carenze di organico amministrativo.

Il rischio di disperdere competenze specialistiche

Proprio questo rappresenta uno dei principali motivi di preoccupazione espressi dai funzionari UPP. Secondo il Comitato, dalle recenti discussioni sembrerebbe emergere una tendenza a ridimensionare progressivamente il ruolo dell’Ufficio per il Processo, trasformandolo da struttura di supporto qualificato alla giurisdizione in uno strumento destinato principalmente a sopperire alle carenze delle cancellerie.

Una prospettiva che rischierebbe di compromettere un patrimonio di competenze costruito attraverso anni di formazione specialistica e di esperienza maturata direttamente negli uffici giudiziari.

I funzionari ricordano inoltre che tali professionalità trovano espresso riconoscimento anche nel decreto legislativo n. 151 del 2022, che individua gli ex addetti UPP tra i componenti dell’Ufficio per il Processo, attribuendo loro specifiche funzioni di supporto all’attività giurisdizionale.

Il decreto-legge 100/2026 visto come occasione di consolidamento

Per il Comitato Nazionale dei Funzionari UPP il decreto-legge n. 100 del 2026 rappresenta invece uno strumento coerente con l’impianto normativo già delineato dal legislatore.

Il provvedimento, spiegano, non modifica le declaratorie professionali definite dal Contratto Collettivo Integrativo, ma interviene per consolidare l’organizzazione dell’Ufficio per il Processo e razionalizzare il funzionamento degli uffici giudiziari.

Da qui l’appello rivolto al Governo e al Ministero della Giustizia affinché, durante l’iter parlamentare di conversione, venga confermato integralmente l’attuale testo del decreto, preservando la destinazione ordinaria degli ex addetti UPP alle attività di supporto qualificato alla giurisdizione e limitando l’impiego nelle attività di cancelleria ai soli casi di comprovata necessità e urgenza.

L’appello al Governo

Il Comitato conclude chiedendo una scelta chiara sul futuro dell’amministrazione giudiziaria italiana. Da una parte vi è la possibilità di consolidare un modello organizzativo innovativo che ha già dimostrato di migliorare produttività, qualità ed efficienza degli uffici giudiziari; dall’altra il rischio di tornare a schemi organizzativi del passato, disperdendo professionalità altamente specializzate e favorendo la migrazione di competenze verso altre amministrazioni.

Per i funzionari UPP la conferma dell’attuale impianto normativo rappresenta l’unica soluzione in grado di garantire continuità al processo di modernizzazione della giustizia, valorizzare le competenze acquisite in questi anni e assicurare stabilità a un modello che l’Unione europea e il legislatore nazionale hanno individuato come elemento strategico per il futuro del sistema giudiziario italiano.

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