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Tumore, Gamucci: “Nel Lazio il 95% dei pazienti operato in centri di senologia”

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ROMA – “Le novità di questi Pdta che sono stati presentati oggi riguardano le diverse diverse fasi del percorso che deve percorrere una donna a rischio o malata di tumore della mammella. La prima parte riguarda l’individuazione del rischio di donne non malate e a questo aspetto è stata data una particolare attenzione soprattutto per l’individuazione delle donne che appartengono a una famiglia che ha mutazioni genetiche, quindi Brca1 e Brca2, che comportano un atteggiamento molto diverso rispetto alle donne che non hanno questo tipo di mutazione”.

Lo ha spiegato all’agenzia Dire Teresa Gamucci, referente clinico della rete oncologica del Lazio e facilitatore della revisione del Pdta della mammella, a margine del convegno ‘Peramarla. Un percorso virtuoso per la salute delle donne nel Lazio. Prevenzione, diagnosi e cura del tumore al seno’.

Ospitato alla Sala Mechelli della Regione Lazio, l’evento è stato organizzato dalla Società italiana di formazione permanente per la medicina specialistica (Sifop) e dal Sindacato unico medicina ambulatoriale italiana e professionalità dell’area sanitaria (Sumai-Assoprof), con il patrocinio dell’Ordine dei Medici-chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Roma.

“È stato ribadito il concetto dei centri di senologia come di centri ad alto volume- ha proseguito- e che quindi devono seguire le donne e si è visto come al momento attuale nella Regione Lazio il 95% delle pazienti venga operato nei centri di senologia. Questo è già un risultato molto importante, bisogna far sì che rimanga nel tempo e anche per questo si è dato una grossa importanza alle riunioni multidisciplinari che avvengono nei centri di senologia”.

“L’altro aspetto- ha evidenziato Gamucci- è quello di aver immesso nel Pdta della mammella la fase della malattia metastatica: le donne che hanno una ripresa del tumore della mammella hanno una sopravvivenza che è aumentata moltissimo e quindi è giusto dare una particolare attenzione al percorso che viene fatto dalle donne malate per rendere possibile l’attivazione di trattamenti innovativi su tutta la Regione”. “Il follow-up- ha concluso- è l’ultimo punto a cui si è data attenzione, perché tutte le pazienti possano fare un follow-up in cui vengono gestiti gli appuntamenti per le indagini da conseguire e vengono date loro istruzioni importanti sulla modifica degli stili di vita, un punto fondamentale per la gestione del rischio di recidiva”. 
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