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Raid di Usa e Israele in Siria, oggi Consiglio di sicurezza dell’Onu

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ROMA – Magazzini e siti dove potrebbero essere custodite armi chimiche e missili a lungo raggio sono stati colpiti in raid israeliani in Siria: lo ha riferito il ministro degli Esteri di Tel Aviv, Gideon Saar, motivando l’azione con esigenze di “sicurezza” nazionale. La tesi è che i bombardamenti si sarebbero resi necessari affinché le dotazioni militari “non cadessero nelle mani di estremisti”.

Israele ha peraltro confermato che i suoi soldati hanno preso nuove posizioni al confine delle Alture del Golan, un’area della Siria già occupata dal 1967.

I raid hanno seguito la caduta ieri del governo di Bashar al-Assad, la fuga del presidente deposto in Russia e la concentrazione a Damasco dei ribelli di Hayat Tahrir al-Sham e altre formazioni armate di matrice islamista. Ai rivolgimenti politici in Siria sarà dedicata nel pomeriggio una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza, richiesta da Mosca. Di stamane invece le dichiarazioni del ministero degli Esteri della Cina, che ha chiesto il ripristino della stabilità a Damasco e la ricerca di “una soluzione politica” il prima possibile.

A muoversi sono stati anche gli Stati Uniti, come Israele non solo su un piano diplomatico. Secondo il Comando centrale americano, raid hanno colpito 75 obiettivi dove sarebbero stati presenti esponenti del gruppo Stato islamico. La tesi è che l’operazione, si riferisce in una nota, miri a “garantire che l’Isis non cerchi di trarre vantaggio dalla situazione attuale per ricostituirsi nella Siria centrale”.
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