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Legge elettorale, è caccia ai 30 franchi tiratori. Chi sono? La chat segreta di Forza Italia e i sospetti

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ROMA – Il giorno dopo il clamoroso ko alla Camera sull’emendamento per le preferenze, la maggioranza si ritrova a fare i conti con un durissimo processo interno. Il voto segreto ha certificato la presenza di almeno trenta franchi tiratori nelle file del centrodestra, scatenando una caccia al colpevole che sta agitando i vertici dei partiti di governo. La mappa dei sospetti e i dettagli del tradimento riempie le pagine dei quotidiani.

LA CHAT SEGRETA DEI DEPUTATI DI FORZA ITALIA

Un retroscena del Corriere della Sera svela i veleni e le trame sotterranee che hanno preceduto e seguito il voto a Montecitorio. I sospetti più pesanti si addensano in queste ore sulla componente guidata da Antonio Tajani. Secondo il quotidiano di via Solferino, l’opposizione interna all’emendamento sarebbe stata tutt’altro che improvvisata. Da qualche giorno, infatti, un gruppo di circa venti deputati di Forza Italia non allineati alla linea del segretario avrebbe dato vita a una chat segreta su WhatsApp per monitorare e organizzare il fronte del “no”. Una fronda interna, composta in gran parte da deputate, che era emersa già durante una tesa riunione pre-voto all’ora di pranzo, durante la quale diverse parlamentari azzurre avevano espresso apertamente la propria contrarietà all’accordo sulle preferenze.

I VELENI NELLA LEGA E IL REBUS DEI VANNACCIANI

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Le tensioni non si esauriscono però dentro Forza Italia. Il retroscena del Corriere mette in luce anche i forti sospetti che all’interno di Fratelli d’Italia gravano sugli alleati della Lega. Sotto la lente sono finite le presenze e le assenze di alcuni esponenti di primo piano del Carroccio, oltre al comportamento dei parlamentari vicini al generale Roberto Vannacci. Nonostante molti di loro si fossero ripresi con lo smartphone al momento del voto come prova di lealtà nei confronti di Giorgia Meloni, nei corridoi della maggioranza si ritiene che all’appello siano mancati proprio diversi voti dei “vannacciani”, determinando il crollo dei numeri in Aula.

LE DITA BLOCCATE E LO SPETTRO DELLA CRISI DI GOVERNO

La paura del tradimento era talmente alta che, come riporta il Corriere, tra i banchi di Fratelli d’Italia si è fatto ricorso a un singolare espediente fisico per blindare il voto. Per evitare errori o ripensamenti dell’ultimo secondo, diversi deputati meloniani hanno votato infilando nello scranno esclusivamente il dito indice e tenendo il pollice alzato verso l’alto. Una posizione scomoda, studiata appositamente per impedire fisicamente alla mano di raggiungere i tasti del “no” e dell’astensione.

La cautela non è bastata a evitare un incidente politico dalle conseguenze ancora imprevedibili. Alla vigilia del voto, la premier Meloni aveva avvertito i suoi vicepremier che un eventuale passo falso sulle preferenze avrebbe potuto portare allo scioglimento delle Camere. Ora, con l’emendamento ufficialmente affossato, le parole pronunciate prima del voto dal deputato di FdI Alfredo Antoniozzi risuonano come un avvertimento pesante per la tenuta dell’esecutivo: il rischio concreto è che questo stop parlamentare possa trasformarsi rapidamente in una crisi politica.
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