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Lavoro, Experis: da 67% aziende più investimenti in AI ma manca formazione

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“L’Ai rappresenta un acceleratore strategico per le imprese, non un sostituto del lavoro umano, se integrata nei processi migliora l’efficienza e la qualità del lavoro”

La crescente diffusione dell’intelligenza artificiale sta trasformando il panorama lavorativo, ma non andrà a sostituire il ruolo degli esseri umani né a ridurre le opportunità occupazionali.

Gli individui continueranno a essere essenziali e, grazie all’intelligenza artificiale, potranno liberarsi dai compiti più ripetitivi, dedicandosi a mansioni più specializzate.

Tuttavia, per integrare con successo le funzioni dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali, è fondamentale implementare programmi di formazione e di aggiornamento delle abilità.

Questo è quanto emerso dal rapporto “Future Forward: Costruire un percorso professionale sostenibile nell’era dell’AI”, un’analisi condotta da Experis, un marchio di ManpowerGroup e fornitore di soluzioni IT, basata sui risultati delle indagini della ManpowerGroup Employment Outlook Survey e del Cio Outlook.

“L’intelligenza artificiale rappresenta un catalizzatore strategico per le imprese, piuttosto che un sostituto del lavoro umano. Il suo effetto più rilevante si verifica quando è incorporata nei procedimenti, poiché migliora l’efficienza e la qualità del lavoro, mantenendo intatto il valore del contributo umano”, ha dichiarato Salvatore Basile, direttore di Experis Italia.

“Per raggiungere tale obiettivo, è necessario che le imprese investano in programmi di formazione mirati, affinché i talenti acquisiscano le competenze necessarie per un utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale. Experis, attraverso le sue Academy, supporta le organizzazioni nell’offrire percorsi di upskilling e reskilling specifici e nella progettazione di piani formativi a lungo termine”.

Il 47% dei dirigenti “digitali” (Cio, Cto e simili) in Italia è convinto che l’implementazione dell’AI influencerà profondamente il loro settore, nonostante alcuni aspetti debbano essere ancora perfezionati, e solo l’11% è scettico riguardo alla sostenibilità e all’efficacia a lungo termine.

Tuttavia, si evidenzia la questione dei costi di adozione: mentre a livello mondiale il 67% delle imprese prevede di aumentare gli investimenti in intelligenza artificiale entro il 2025, in Italia il 35% dei dirigenti intervistati teme di incontrare difficoltà nel reperire i fondi necessari.

In aggiunta, è importante rilevare che l’intelligenza artificiale non soddisfa tutte le necessità: in Italia, circa un’impresa su tre è convinta che l’intervento umano rimanga cruciale in alcune aree, come le valutazioni etiche (35%), le competenze tecniche (30%) e il ragionamento strategico (29%).

Un settore in cui l’impiego dell’intelligenza artificiale è sempre più comunemente accettato è quello della ricerca e selezione del personale. Il 41% delle imprese italiane afferma di già avvalersi di strumenti che utilizzano l’intelligenza artificiale per i processi di reclutamento e assunzione, mentre un ulteriore 42% intende iniziare a farlo entro i prossimi tre anni.

Inoltre, l’84% dei datori di lavoro consente che i candidati utilizzino l’intelligenza artificiale, in particolare per risolvere problemi o ottenere risposte durante i test (26%), personalizzare lettere di presentazione e curriculum (26%), e prepararsi per i colloqui (25%).

Ciro Di Pietro

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