ROMA – A Copenaghen la premier danese Mette Frederiksen l’ha detto chiaro e tondo: “In Danimarca abbiamo il mandato per abbattere i droni sul nostro territorio”. Il vertice Ue, con al centro i dossier caldissimi di droni e riarmo, ha subito mostrato la linea dura del Nord. E per chi nei Paesi del Sud Europa storce il naso di fronte alla corsa alle armi, la premier taglia corto: “È una cosa che riguarda tutti, è capitata a noi, alla Polonia e può capitare ad altri. Non è questione nazionale, è una guerra ibrida europea. Dobbiamo riarmarci tutti”.
Frederiksen ha puntato il dito anche sulla strategia di analisi frammentata, a suo dire miope: “Ci concentriamo su singoli episodi – un giorno la Danimarca, poi la Germania, poi la Norvegia – e intanto perdiamo la visione complessiva. Il modello è chiaro: una guerra ibrida contro l’Europa. E dobbiamo reagire”.
In Ucraina “continua a esserci uno scenario di provocazioni – dice invece Giorgia Meloni, arrivando al Consiglio Ue – Ritengo che le provocazioni aumentino: credo che da una parte ci sia il tentativo della Russia di impedire che i Paesi europei inviino altri sistemi di difesa antiaerea in Ucraina e dall’altra parte penso che la Russia abbia anche la necessità di non far notare il fatto che l’offensiva estiva è fallita. Dobbiamo ragionare a sangue freddo, non rispondere alle provocazioni e attrezzarci. Questo certamente sì. Una cosa che va detta sui droni sui muri- aggiunge-. È che noi ci dobbiamo ricordare che i confini dell’alleanza sono molto estesi per cui se facciamo l’errore di guardare solo al fianco Est e dimenticare che esiste un fianco Sud rischiamo di non essere risolutivi”.
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