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Israele riapre Gaza agli aiuti umanitari: “Una carestia metterebbe a repentaglio le nostre operazioni militari”

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ROMA – Israele riapre le porte di Gaza agli aiuti umanitari. Lo ha deciso il gabinetto di sicurezza, senza votazione, con il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e altri ministri contrari. Lo riporta il Jerusalem Post.

Gli aiuti saranno erogati attraverso diverse organizzazioni internazionali fino all’entrata in funzione del nuovo meccanismo di aiuti il 24 maggio, secondo due alti funzionari israeliani. Tuttavia, altri funzionari negato questo scenario, sostenendo che nessun aiuto entrerà a Gaza se non con le nuove modalità.Secondo la ricostruzione del giornale israeliano, dopo che è diventato chiaro ai ministri che i centri sarebbero stati destinati alla distribuzione degli aiuti non solo nella Striscia di Gaza meridionale, il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha chiesto che si votasse, ma il primo ministro Benjamin Netanyahu ha rifiutato.Gli aiuti, dunque, saranno distribuiti non solo nel sud della Striscia, ma anche in altre zone per un periodo di circa una settimana.

“Su raccomandazione delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), e per la necessità operativa di consentire l’espansione degli intensi combattimenti per sconfiggere Hamas – si legge in una nota dell’ufficio del Primo Ministro – Israele fornirà alla popolazione una quantità minima di cibo per garantire che non si verifichi una crisi di carestia, che metterebbe a repentaglio la continuazione dell’operazione Gideon Chariots. Israele si adopererà per impedire ad Hamas di assumere il controllo della distribuzione degli aiuti umanitari, per garantire che tali aiuti non raggiungano i terroristi di Hamas”.
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