L’ISA incontra L’Aquila, giovedì 17 luglio, nell’anfiteatro ai piedi della scalinata della Chiesa di San Bernardino, alle ore 21,30 con un gran concerto della sua orchestra diretta da Jacopo Sipari di Pescasseroli con ospite il pianista Giuseppe Albanese per un programma interamente dedicato a Pëtr Il’ič Čajkovskij
L’Istituzione Sinfonica Abruzzese compie mezzo secolo di vita: un’unione, con la città in cui è stata fondata, L’Aquila, dall’indimenticato Avvocato Nino Carloni, di valori comuni e di sfaccettature col suo territorio, che l’hanno portata ad esprimersi e ad essere riconosciuta in campo nazionale, divenendo una delle tredici Istituzioni Concertistico Orchestrali d’Italia, un traguardo importante, questo anniversario, che verrà celebrato giovedì 17 luglio, nell’anfiteatro ai piedi della scalinata della Chiesa di San Bernardino, alle ore 21,30 con un gran concerto, ospite del cartellone de’ I Cantieri dell’immaginario, in collaborazione con i Conservatori di L’Aquila, Teramo, Pescara e l’Associazione Amici della Musica “F.Fenaroli” di Lanciano, offerto gratuitamente alla cittadinanza, della sua orchestra diretta da Jacopo Sipari di Pescasseroli, con ospite il pianista Giuseppe Albanese, per un programma interamente dedicato a Pëtr Il’ič Čajkovskij.
“Riavviciniamo la città alla musica – ha dichiarato il neo eletto Presidente dell’ISA Alberto Mazzocco – Vogliamo che l’orchestra e tutta l’Istituzione tornino ad essere un punto di riferimento vivo, presente nei luoghi della quotidianità, capace di dialogare con tutte le fasce d’età e con ogni territorio, anche quelli più fragili. Il concerto del 17 luglio è il momento clou di un percorso celebrativo iniziato lo scorso anno e sarà seguito da una pubblicazione che racconterà le tappe fondamentali dei primi cinquant’anni dell’ISA. Memoria e visione, insieme, per proiettare l’istituzione verso il futuro. Grande successo anche per il lato “extra-colto” della musica dell’ISA con il Rock Sinfonico di Roberto Molinelli, eccelso arrangiatore e direttore delle pietre miliari di questo genere, che ha infiammato il pubblico della cavea di San Bernardino, che ha fatto sfiorare il sold out”.
“Cinquanta anni di storia in musica per l’ISA, l’Istituzione Sinfonica Abruzzese, una delle tredici istituzioni concertistica orchestrali finanziate dallo Stato, è un patrimonio per tutta la comunità – ha continuato il Direttore artistico Ettore Pellegrino – e sentiamo fortemente la responsabilità e il privilegio di questo anniversario. Un patrimonio che ci è stato consegnato dai fondatori dell’ente e che lavoriamo per lasciare in salute alle nuove leve, musicisti capaci che si formano nei conservatori della nostra regione e a tutto il pubblico che ci segue. Proprio in ragione della solennità di questo anniversario abbiamo scelto un programma musicale monografico, di straordinaria intensità emotiva e virtuosismo, dedicato a Pëtr Il’ič Čajkovskij, le cui note risuoneranno sotto la guida esperta del M° Jacopo Sipari Di Pescasseroli e grazie al talento cristallino del pianista Giuseppe Albanese, il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in si bemolle minore op. 23 e la Sinfonia n. 5 in mi minore op. 64, altra pietra miliare del repertorio sinfonico. Musica sublime per un anniversario importante dal quale partire per affrontare le sfide future”.
“Sono estremamente onorato e felice – ha commentato il M° Jacopo Sipari di Pescasseroli – di dirigere il concerto per il cinquantennale della Sinfonica Abruzzese, la compagine della mia città, della mia regione, la prima formazione della quale ho assistito un concerto da piccolissimo con i miei genitori è l’orchestra con cui sono cresciuto musicalmente, con cui lavoro da circa dieci anni e di cui oggi sono il direttore musicale e ho da ringraziare il maestro Ettore pellegrino e tutti i professori d’orchestra per la fiducia e anche per aver scelto un compositore quale Pëtr Il’ič Čajkovskij, che rappresenta quelle ombre e luci, quei chiaroscuri emotivi che sono l’essenza del mio carattere e della mia vita. La V sinfonia è quella per la quale ho avuto il primo ingaggio importante, è la Sinfonia del Destino in tutti i sensi che abbiamo accoppiato al I concerto per pianoforte del genio russo, nell’interpretazione di Giuseppe Albanese, un grandissimo pianista, e ancor più amico. Fare musica con lui è ogni volta una scoperta, poiché oltre ad essere un eccezionale tecnico è un raffinato studioso della partitura, del linguaggio musicale delle emozioni. Lui pianista versatile, ci eravamo ripromessi di fare questo concerto di Čajkovski, che arriva in un’occasione veramente speciale. Desidero prepararvi ad ascoltare il suono evocativo del primo corno dell’orchestra Alessandro Monticelli, con il quale mi sono già confrontato, basilare per schizzare i paesaggi sonori cajkovskiani”.
“Pur non essendo l’ISA un’istituzione con la quale abbia a lungo collaborato – ha concluso il Maestro Giuseppe Albanese – ho degli splendidi ricordi dell’inaugurazione della XLIX stagione concertistica con il secondo concerto di Rachmaninov, diretto da Jacopo Sipari, ho gran piacere a ritrovare la formazione e il suo direttore per questo primo concerto di Čajkovskij che è il concerto pianistico per antonomasia per il grande pubblico, il tipico concerto celebrativo, anche per la figura del solista che ne vien fuori, il pianista mattatore che sa integrarsi con l’orchestra e contrapporvisi, quale titano e gigante, in particolare nell’attacco del I movimento, in cui il solista prende il testimone della sonorità orchestrale suonando in crescendo le famigerate ottave, insuperate nell’interpretazione della Marta Argerich. Questo invito mi fa oltremodo piacere poiché viene da una Ico, realtà di capitale importanza per la divulgazione della cultura musicale e l’integrazione dell’arte musicale in un territorio, un patrimonio che va tutelato e mi vedo anche come simbolo di sostegno da parte degli artisti, così come sono felice di ritrovare Jacopo Sipari, al quale mi lega un rapporto di amicizia nato sul palcoscenico e la sicurezza da parte di entrambi di “giocare” nel senso più alto del termine”.
“Giocare” per inventare la “gioia”, termini che hanno una lunga scia di etimi da joie, jongleur, che è in connessione con gaudium e che a sua volta proviene da getheo (gioire)e si compone del ghe della terra e del theo brillare, ma anche del muoversi, rapidamente.
La gioia, però, ha la stessa radice di giocare, ma anche di γιγνώσκω, quindi, conoscenza e in sequenza, suonare, recitare, se intendiamo giocare come play. Alla ricerca della “gioia”, quindi, con la Sinfonica Abruzzese, Giuseppe Albanese e Jacopo Sipari di Pescasseroli, in primis con il concerto in Si bemolle op.23 di Petr Il’ic Cajkovskij, composto e revisionato tra il 1874 e il 1879.
Dalla melodia della imponente introduzione che è un vero e proprio tema con prima variazione, cadenza, seconda variazione e coda, fino alla melodia esposta dapprima dal flauto nel secondo movimento, e fino al secondo tema del finale, che viene portato all’apoteosi nella coda, è tutto un insieme di punti culminanti in una caleidoscopica varietà di atteggiamenti espressivi.
Un uso consolidato, che partiva addirittura da Haydn, riguardava l’inserimento di temi popolari nei finali dei concerti.
Cajkovskij non solo segue quest’uso, ma su di una canzone popolare ucraina, basa il primo tema del primo movimento. E la parte centrale del secondo, su di una canzonetta francese molto popolare in Russia, “Bisogna divertirsi, danzare e ridere”, per restare in tema con le parole del Maestro Albanese.
La seconda parte del programma sarà dedicata per intero all’interpretazione della Sinfonia n.5 in mi minore, op.64.
L’autore è rimasto per tutta la vita un “bambino di vetro”, creatura fragile ed introversa, nevrotica ed ossessiva, in equilibrio precario tra trasgressione e repressione e la sua musica ne è diretta espressione: il pathos sovrabbondante, la sensualità di molti suoi passaggi sinfonici, il lirismo che sfocia nel sentimentalismo più acceso ed eccessivo, tutto ciò mostra una sensibilità amplificata, dove ogni sensazione, dalla positiva a quella negativa, vengono enfatizzate, deflagrando in uno stile unico, inimitabile, personalissimo.
Una sorta di tema conduttore lega tuti e quattro i movimenti della composizione: il tema, esposto inizialmente dal clarinetto nel registro basso al principio dell’Andante introduttivo, vuole esprimere, secondo Cajkovskij, “una completa rassegnazione di fronte al destino”.
L’Allegro con anima che segue sviluppa con drammaticità elementi di motivi già presentati in modo apparentemente neutro: il malinconico primo tema, coi suoi ritmi puntati, ed il secondo tema, dall’andamento di danza.
L’Andante cantabile, in re maggiore, è di forma tripartita, e si apre con una accorata melodia del corno; la sezione centrale, è ricca di slancio, con una espressiva melodia affidata agli archi, quindi, ancora il tema del destino.
Il terzo movimento, Allegro moderato, è un valzer d’una tristezza pacata tipicamente cajkovskiana.
L’introduzione al Finale si apre con lo stesso tema del destino, che compare però, questa volta, in tonalità maggiore, assumendo un carattere di tranquilla rassegnazione.
L’Allegro vivace presenta un primo tema in accordi, molto enfatico, ed un secondo tema di carattere marziale. Terminato lo sviluppo, una lunga coda in mi maggiore, nella quale il motivo d’apertura del primo movimento ritorna conducendo la sinfonia ad una grandiosa conclusione.


