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Flash mob “Stand for life”, rischiano morte anche minori detenuti Iran

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Iniziativa “Martedì del no a esecuzioni”, con patrocinio parlamentari

Roma, 3 mar. (askanews) – Al flash mob “Stand for Life”, che si è tenuto davanti a Montecitorio, esponenti del movimento Donna Vita Libertà e di altre organizzazioni internazionali, tra cui Amnesty International, hanno chiesto lo stop delle esecuzioni in Iran e il patrocinio politico ai prigionieri politici a rischio di pena di morte. A sostenerli c’erano numerosissimi parlamentari dell’opposizione, soprattutto del Partito democratico, di Alleanza Verdi e Sinistra, del Movimento Cinque Stelle e di +Europa, come Riccardo Magi:”In realtà è ancora più necessario tenere alta l’attenzione sulle condizioni delle persone che vengono represse dal regime. Questa iniziativa dei ‘Martedì contro le esecuzioni’ diventa ancora più importante. Il mercoledì si tengono le esecuzioni in Iran degli oppositori del regime, sono più di 500 le persone che solo nel 2026 sono state condannate a morte e uccise, sono decine di migliaia le persone uccise dopo l’ultima ondata di protesta”, ha affermato Magi, aggiungendo che “queste organizzazioni chiedono un atto simbolico ma importante, quello di ‘adottare’ degli oppositori del regime”. Durante il flash mob – che si inserisce nella campagna “Martedì del no alle esecuzioni”, promossa da associazioni di attiviste e attivisti iraniani all’estero – sono stati letti i nomi dei prigionieri politici. Parisa Nazari, attivista dell’organizzazione Donna Vita Libertà:”Siamo qui per chiedere ai parlamentari di dare il loro sostegno ai prigionieri politici, temiamo che i rumori della guerra possa soffocare la loro voce, è già successo in altri momenti del genere, che molti prigionieri politici vengono condannati a morte e le esecuzioni sono di massa. Sappiamo che già prima dell’attacco militare molte persone, anche minorenni, arrestate durante le manifestazioni, sono state condannate a morte”, ha denunciato.Nonostante l’escalation bellica e la morte della Guida Suprema della Repubblica Islamica, Ali Khamenei, la macchina repressiva del regime non intende arrestarsi. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia: “Lo abbiamo già visto nel 2025, ma è una tradizione purtroppo delle autorità iraniane. Quando sono attaccate se la prendono al proprio interno con persone ritenute spie, collaborazionisti, collusi e altro ancora. Risultato è che vengono messe a morte persone che non c’entrano nulla. Era già successo nel 2025 durante i cosiddetti 12 giorni di guerra con Israele”.

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