NAPOLI – “C’è una letteratura scientifica infinita che riguarda questo tipo di situazione. È evidente che in tutte le persone, anche negli adulti, la condizione psico-emotiva incide sul sistema immunitario, sulla capacità o meno di guarire in tempi più o meno brevi. Su questo c’è una certezza assoluta. Nell’età infantile questo è ancora più importante ed è evidente che lo stato di benessere fisico-mentale di un bambino è estremamente dipendente dalla presenza del genitore protettivo. Se la bambina ha identificato quella madre e quel padre come i suoi genitori protettivi, è di questi che la bambina ha bisogno per guarire, ma in senso lato per star bene”. Così alla Dire Maria Serenella Pignotti, pediatra dell’Aou Meyer Irccs, in merito al ricovero, lo scorso 3 maggio, di una delle figlie della Famiglia del bosco. La vicenda è stata sollevata da due post su Facebook scritti dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni. “Falso – ha scritto Terragni – che la bambina del bosco sia assistita in ospedale dalla madre. Per lei solo visite di un’ora e sempre in presenza di un’educatrice”.
Nell’analizzare in che modo l’assenza delle figure genitoriali di riferimento, della madre, impatti dal punto di vista psicologico, ma anche fisico su un buon esito del trattamento medico, Pignotti rimarca: “Il bambino è rassicurato, protetto, dalla presenza del genitore, della persona che lui ha identificato come genitore protettivo, che generalmente sono i due genitori, più spesso la madre. Non si può certo pensare che un’educatrice che si conosce da tre mesi in un periodo di malattia fa il lavoro che farebbe un genitore. Si va contro decenni di letteratura scientifica per ordini di tribunali che non conoscono e non vogliono leggere, studiare la letteratura scientifica. La bambina non solo ho avuto un inserimento in una situazione assolutamente fuori del pensabile, in più si ammala, viene ospedalizzata, ed è privata dei genitori e le è consentito di vederli un’unica ora al giorno. Un bambino si può salvare dallo stato di stress tossico indotto dagli eventi della vita perché sa che ha accanto un genitore che lui ritiene capace di fare tutto, ha bisogno della sua mamma e del suo babbo che espliciteranno la funzione protettiva facendo tutte le cose che fanno i genitori per minimizzare il trauma e per rendere i bambini forti. Qui siamo contro tutte le carte dei diritti del bambino in ospedale, ci si sta andando deliberatamente contro: nessuno dice che il bambino ospedalizzato possa stare con l’educatrice quando c’è un problema maggiore”.
Per Pignotti quella del ricovero si configurerebbe come “un’ipotesi eccezionale” che dovrebbe portare “a una soluzione diversa, con la presenza della madre accanto alla figlia, durante la permanenza in ospedale. La situazione di particolare stress generata dal ricovero in qualunque paziente può essere tamponata solo e esclusivamente dall’azione protettiva di quelli che la bambina ha identificato come genitori protettivi”.
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it


