NAPOLI – Cresce la preoccupazione attorno al futuro del servizio di emergenza 118 dell’ASL Napoli 1 Centro, considerata la più grande azienda sanitaria italiana per numero di utenti assistiti. Al centro del dibattito ci sono le ricadute occupazionali e organizzative di un sistema che, secondo diverse realtà del settore, rischia di diventare sempre più fragile e poco sostenibile.
A finire sotto accusa è il modello basato sul cosiddetto volontariato, ritenuto da molti incompatibile con un servizio complesso e altamente delicato come il soccorso sanitario d’emergenza. Un’attività che richiede continuità operativa, personale formato, mezzi adeguati, responsabilità giuridiche precise e standard organizzativi elevati.
Secondo gli operatori del comparto, la situazione rischia di produrre conseguenze pesanti sia per le imprese specializzate sia per i lavoratori. Le aziende che negli anni hanno investito in formazione, sicurezza, contratti e organizzazione denunciano infatti il rischio di essere penalizzate da un sistema che non garantirebbe parità di condizioni operative.
Ma le maggiori preoccupazioni riguardano soprattutto i dipendenti attualmente impegnati nel servizio. La normativa vigente, infatti, non prevede automaticamente il riassorbimento del personale, creando così una situazione di forte incertezza occupazionale per numerosi lavoratori e per le loro famiglie.
Il nodo centrale, spiegano gli operatori, non è alimentare uno scontro ideologico, ma definire con chiarezza quale modello organizzativo adottare per il futuro del 118. Da una parte viene indicata la strada di una reale internalizzazione del servizio da parte del pubblico, con assunzione diretta di costi, personale e responsabilità.
Dall’altra, si chiede eventualmente un sistema di affidamento a soggetti qualificati, attraverso procedure trasparenti, regole certe e adeguate garanzie per lavoratori e cittadini.
Per questo motivo viene sollecitato un intervento urgente della Regione Campania, degli organi di controllo e delle istituzioni competenti, affinché si apra un tavolo di confronto pubblico e trasparente capace di affrontare le criticità del sistema prima che la situazione possa aggravarsi ulteriormente.
Al centro della richiesta c’è soprattutto la necessità di tutelare la qualità del servizio di emergenza sanitaria e di evitare che le contraddizioni amministrative ricadano ancora una volta su imprese, operatori e utenti finali. In un settore delicato come quello del soccorso sanitario, sottolineano gli operatori, non possono esserci soluzioni improvvisate o prive di una chiara assunzione di responsabilità.
La vicenda del 118 dell’ASL Napoli 1 riporta così al centro il tema della gestione dei servizi pubblici essenziali e della necessità di coniugare sostenibilità economica, sicurezza, diritti dei lavoratori ed efficienza delle prestazioni sanitarie offerte ai cittadini.


