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Crans Montana, dopo più di tre mesi anche il sindaco finisce sotto indagine

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ROMA – “Vi sono fondati motivi per ritenere che il Comune abbia mancato al dovere di far rispettare le normative” sulla sicurezza “per salvaguardare la vita dei clienti del Constellation” e che tali mancanze siano da attribuire “sia ai dipendenti attuali che a quelli passati dell’amministrazione, nonché ai membri del consiglio comunale”. Sono queste le parole nelle carte del Pubblico ministero vallesano che motivano l’iscrizione al registro degli indagati del sindaco di Crans Montana, Nicolas Féraud e di altre quattro persone, come rivelato dal quotidiano svizzero 24 Heures.

LE ACCUSE

I nuovi indagati dovranno rendere conto dei reati di omicidio, lesioni e incendio colposi per le 41 vittime, di cui 6 giovanissimi italiani, e i 115 feriti della strage di Capodanno nel locale Le Constellation della cittadina svizzera.

Si tratta praticamente gli stessi capi d’accusa contestati ai titolari del locale Le Contellation, Jacques e Jessica Moretti, e all’ex e all’attuale responsabile della sicurezza del comune di Crans-Montana, già iscritti nell’elenco degli indagati.

CHI SONO I 5 NUOVI INDAGATI

La decisione dei Pm svizzeri risale al 5 marzo scorso. Oltre al primo cittadino, gli altri nuovi indagati sono personalità che fanno o hanno fatto parte dell’amministrazione della località vallesana: tra loro Kévin Barras, in giunta con incarichi sulla sicurezza sino al dicembre 2024 e oggi deputato supplente al Parlamento cantonale. Poi Pierre Albéric Clivaz, Rudy Tissières e Baptiste Cotter, tutti con deleghe attuali o passate nel settore dei controlli nel municipio svizzero.

I DUBBI SUL CONFLITTO DI INTERESSE TRA SINDACO E PROCURATRICE GENERALE

L’avviso di garanzia al sindaco era atteso da tempo da parte dei legali della famiglie delle vittime ed è giunto dopo più di tre mesi dall’incendio. Più volte è stato sollevato dagli avvocati e dai media il rischio di conflitto di interesse tra  Féraud e la procuratrice generale chiamata a coordinare le indagini Beatrice Pillaude, entrambi infatti sono iscritto al Partito liberale radicale. Le parti civili hanno infatti chiesto per questo motivo, senza ottenerla, la ricusazione di Pillaude e un procuratore esterno.

Il primo cittadino in un’intervista rilasciata a fine gennaio, all’agenzia svizzera Keystone-Ats, aveva assicurato che si sarebbe assunto le sue responsabilità, dopo le critiche ricevute per non aver chiesto perdono alle vittime e ai familiari nella conferenza stampa organizzata da Comune e Procura generale il 6 gennaio scorso.

IN GRAN CONSIGLIO UN MINUTO DI SILENZIO E UN FONDO DA 10 MILIONI DI FRANCHI

Nel frattempo, il Gran Consiglio vallesano proprio oggi, lunedì 9 marzo, ha dedicato la sessione con un minuto di silenzio in memoria delle vittime del rogo che “ha profondamente segnato il Cantone”, come ha ricordato la presidente del Legislativo, Patricia Constantin, rivolgendo un pensiero alle vittime e alle loro famiglie. Lo riferisce l’emittente svizzera Rsu. All’ordine del giorno dei lavori c’era anche la creazione di una fondazione dotata di 10 milioni di franchi destinata a risarcire le vittime della strage di Crans Montana. La proposta è stata approvata all’unanimità dai deputati.
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