ROMA – Il governo degli Stati Uniti ha varato un pacchetto di sanzioni contro il Ruanda per il suo ruolo nell’annoso conflitto nell’est della Repubblica democratica del Congo. Le misure punitive, stabilite dal dipartimento del Tesoro, colpiscono in particolare quattro ufficiali delle Forze armate insieme all’esercito nazionale, la Rwanda Defence Force (Rdf), accusati di “stare sabotando” l’accordo di cessate il fuoco siglato tra i governi di Kinshasa e Kigali a dicembre scorso proprio grazie alla mediazione del presidente Donald Trump.
Nel comunicato del Tesoro si legge che la Rdf “sta attivamente supportando, addestrando e combattendo a fianco del Movimento 23 Marzo (M23), gruppo armato sanzionato dagli Stati Uniti e dall’Onu, responsabile di violazioni dei diritti umani e di una crisi di sfollamento di massa nella Repubblica Democratica del Congo”, supportandolo anche “nella conquista di territori orientali, compresi i capoluoghi di provincia di Goma e Bukavu, oltre a siti minerari strategici”.
Il Ruanda, che ha ripetutamente respinto le accuse, ha infine siglato l’accordo congiunto che avrebbe dovuto porre fine al sostegno logistico e finanziario a una milizia ribelle, che da oltre un anno ha intensificato gli attacchi per prendere il controllo del Nord e del Sud Kivu, ricchi di risorse naturali. Per effetto del cessate il fuoco i ribelli hanno liberato di recente la città di Uvira, presa a dicembre.
In settimana le autorità governative hanno affermato di aver scoperto due fosse comuni poco fuori città contenenti oltre 170 corpi. La presa della città determinò anche un esodo di 80mila congolesi da tutta la regione verso il vicino Burundi, stando a fonti Onu, che ora stanno facendo ritorno.
Ora, il governo di Kigali condanna le sanzioni, sostenendo di aver “rispettato l’accordo” e lamentando che viene colpita “solo una delle parti” in guerra. Dalle sanzioni restano esclusi esponenti del governo ruandese, a partire del presidente Paul Kagame. Dal 2012, nell’est del Congo hanno perso la vita non meno di 2 milioni di persone a causa delle violenze dei gruppi armati.Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo https://www.dire.it


